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Interaction design (IxD) is the branch of user experience design that illuminates the relationship between people and the interactive products they use. While interaction design has a firm foundation in the theory, practice, and methodology of traditional user interface design, its focus is on defining the complex dialogues that occur between people and interactive devices of many types—from computers to mobile communications devices to appliances.
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domenica 17 agosto 2008
Decise, femminili e pure geniali Sono le ragazze della Silicon Valley
Decise, femminili e pure geniali
Sono le ragazze della Silicon Valley
"Cresce sempre più il numero delle startup dirette da donne"
di PAOLO PONTONIERE
Ellen Spertus
SAN FRANCISCO (California) - L'allarme lo ha lanciato il San Jose Mercury. Il maggiore quotidiano di Silicon Valley, in un articolo a piena pagina, ha lamentato la sparizione delle donne dai vertici delle maggiori ditte hi-tech degli Usa. Lo spunto è l'addio di Diane Green alla carica di Ceo della VMWare, uno dei maggiori produttori statunitensi di strumenti per la virtualizzazione. L'uscita di scena della Green si va ad aggiungere a quella avvenuta a marzo di Meg Whitman, Ceo di eBay, che non s'era mai più ripresa dall'aver pagato Skype a caro prezzo e alle dimissioni annunciate da Patricia Russo, Ceo della Alcatel-Lucent.
Ma non sembra un allarme così fondato. Anzi. Sebbene a prima vista i dati sui giganti dell'hi-tech rafforzino la resi del Mercury, quando si va ad esaminare il rapporto donne-alta tecnologia, almeno negli Stati Uniti, si scopre che è vero il contrario: non solo il numero delle addette hi-tech è in forte aumento ma le donne stanno assumendo anche un ruolo trainante nel settore delle startup e dell'innovazione tecnologica.
Nel 2007 i vincitori del concorso scientifico della Siemens per gli studenti delle scuole medie superiori, uno dei principali concorsi di scienza matematica e tecnologia degli States, sono stati tutte donne. Secondo il Pew Internet & American Life Project nella fascia d'età tra i 12 e i 17 anni le ragazze dominano la blogosfera e i siti del social networking mentre la Consumer Electronics Association riporta che anche tra i videogiocatori, nella fascia d'eta compresa tra 25 e i 34 le donne battono di gran lunga gli uomini. Il Center for Work-Life Policy sostiene inoltre che il 20 per cento degli ingegneri delle aziende dell'alta tecnologia statunitense è composto da donne. Quando si viene poi ai laureati dai corsi di ingegneria questa percentuale sale al 56 per cento.
L'evidente discrepanza tra il numero di quelle che si laureano e il numero di quelle che poi finiscono a lavorare in campi scientifici si spiega, secondo l'istituto di ricerca, con il clima di discriminazione sessuale che esiste nei confronti delle donne nel campo dell'alta tecnologia. Molte donne, sostengono gli esperti del centro, sono costrette ad abbandonare il posto di lavoro perché i colleghi maschi non la smettono di molestarle - dato riportato dal 63 per cento delle intervistate - o fisicamente o psicologicamente, e anche perché per poter competere devono ignorare la famiglia e adottare comportamenti maschili.
Questo è stato, a detta del Mercury News, sicuramente il caso di Ceo come Carly Fiorina, che guidò la HP e Carol Batz che aveva guidato la Autodesk per un decennio. Capace di trasformarla da piccola startup in un colosso dal valore di mercato da quasi nove miliardi di dollari. Per essere accettate e considerate competenti, erano costrette quasi a travestirsi da uomini - almeno dal punto di vista stilistico - a ignorare la loro femminilità e ad abbandonare la loro passione per la tecnologia trasformandosi in quelle che in America chiamano number crunchers, amministratrici che guardano solo al lato finanziario dell'azienda.
Non è questo però il caso delle giovani che partecipano ai Girl Geek Dinner, 600 al primo appuntamento del club, di Silicon Valley o alle dozzine che ogni mese si danno appuntamento agli incontri di Grils in Tech. Sono due dei maggiori appuntamenti delle donne che lavorano nel campo delle tecnologie di Silicon Valley (un Girl Geek Dinner da Giugno di quest'anno si tiene anche in Italia). Le associate dei due network, sebbene non disdegnino di essere definite nerd (secchione) e geek, hanno fatto della femminilità il motivo centrale del loro impegno in tecnologia. E tengono a dimostrare che il cervello e la bellezza non sono in contraddizione. Oltre a saper fare di conto e saper programmare un super computer, le nerd e le geek se ne intendono anche di moda, stile e gioia di vivere.
Come nel caso dell'attrice Danica McKellar. Eroina indiscussa delle nerdette, una serie di film e show televisivi di medio successo al suo attivo e laurea in matematica magna cum laude della UCLA, la McKllar è anche autrice di due bestseller sulla matematica e le donne, ha formulato un teorema matematico di grande rilevanza, il Chayes-McKellar-Winn Theorem (descrive il comportamento dei percolati in un campo ferromagnetico rotante) ed è apparsa quasi nature sulla copertina di vari periodici statunitensi.
Altre eroine del movimento sono inoltre anche Cyan Banister e Elen Spertus. Fondatrice di Zivity, un social network per modelle, e star del video virale Nrrrd Grrrl, la prima e docente di scienza dei computer al Mills College, analista della Google e satirobloggista, la seconda le due donne si sono anche aggiudicate il titolo di Sexiest Geek Alive rispettivamente nel 2000 e nel 2001.
Le Nerdette si modellano anche sull'esempio di Tina Fey, star di 3D Rock che è ossessionata da Star Wars, dalla tecnologia e che non disdegna di farsi vedere in pubblico con un paio di occhialoni alla nerd.
Ma le vere star delle donne in tecnologia di Silicon Valley sono persone come Gina Bianchini, Ceo di Ning, Tina Sharkey Ceo di BabyCenter, Caterina Fake, cofondatrice di Flickr, e Mena Trott, cofondatrice e presidente di Six Apart. Queste donne, oltre ad aver creato delle aziende di successo che stanno lasciando un segno profondo sullo sviluppo del Web 2.0, hanno indicato anche un modo di essere presenti nel mondo del lavoro che non sminuisce la loro femminilità ma anzi la valorizza. Non solo sono pronte a offrire suggerimenti su come farsi finanziare dai capitalisti di ventura e su quali sono i trend sociali da tenere d'occhio ma non disdegnano nemmeno di condividere le ultime novità sulla loro famiglia, i figli e la loro vita affettiva.
"Se uno la osserva in superficie la stuazione può sembrare disastrosa perché le maggiori compagnie sembrano essere tutte gestite da uomini", afferma Tara Hunt, autrice di The Wuffie Factor, blogger e consulente del social networking, "Ma quando la si gratta, rivela che il numero delle startup dirette dalle donne è in crescita esponenziale".
E anche quando ci si avvicina a vertici aziendali di ditte come Google, Oracle e Yahoo, si scopre (come accade per i grandi uomini) si scopre che dietro ogni grande compagnia c'è una grande dirigente. Un esempio? Marissa Meyer di Google che, da vicepresidente di Search Product and User Experience, è alla testa del dipartimento "idee" del colosso di Mountain View ed è responsabile della pagina web del motore di ricerca californiano. E' a lei che si deve la semplicità dello stile del portale di Google e l'assenza di fronzoli e orpelli inutili che potrebbero confondere l'utente. Per questa sua creazione la Mayer si è anche guadagnata un bel soprannome: Hig Priestess of Simplicity, ovvero la Grande Sacerdotessa della Semplicità.
(17 agosto 2008)
Sono le ragazze della Silicon Valley
"Cresce sempre più il numero delle startup dirette da donne"
di PAOLO PONTONIERE
Ellen Spertus
SAN FRANCISCO (California) - L'allarme lo ha lanciato il San Jose Mercury. Il maggiore quotidiano di Silicon Valley, in un articolo a piena pagina, ha lamentato la sparizione delle donne dai vertici delle maggiori ditte hi-tech degli Usa. Lo spunto è l'addio di Diane Green alla carica di Ceo della VMWare, uno dei maggiori produttori statunitensi di strumenti per la virtualizzazione. L'uscita di scena della Green si va ad aggiungere a quella avvenuta a marzo di Meg Whitman, Ceo di eBay, che non s'era mai più ripresa dall'aver pagato Skype a caro prezzo e alle dimissioni annunciate da Patricia Russo, Ceo della Alcatel-Lucent.
Ma non sembra un allarme così fondato. Anzi. Sebbene a prima vista i dati sui giganti dell'hi-tech rafforzino la resi del Mercury, quando si va ad esaminare il rapporto donne-alta tecnologia, almeno negli Stati Uniti, si scopre che è vero il contrario: non solo il numero delle addette hi-tech è in forte aumento ma le donne stanno assumendo anche un ruolo trainante nel settore delle startup e dell'innovazione tecnologica.
Nel 2007 i vincitori del concorso scientifico della Siemens per gli studenti delle scuole medie superiori, uno dei principali concorsi di scienza matematica e tecnologia degli States, sono stati tutte donne. Secondo il Pew Internet & American Life Project nella fascia d'età tra i 12 e i 17 anni le ragazze dominano la blogosfera e i siti del social networking mentre la Consumer Electronics Association riporta che anche tra i videogiocatori, nella fascia d'eta compresa tra 25 e i 34 le donne battono di gran lunga gli uomini. Il Center for Work-Life Policy sostiene inoltre che il 20 per cento degli ingegneri delle aziende dell'alta tecnologia statunitense è composto da donne. Quando si viene poi ai laureati dai corsi di ingegneria questa percentuale sale al 56 per cento.
L'evidente discrepanza tra il numero di quelle che si laureano e il numero di quelle che poi finiscono a lavorare in campi scientifici si spiega, secondo l'istituto di ricerca, con il clima di discriminazione sessuale che esiste nei confronti delle donne nel campo dell'alta tecnologia. Molte donne, sostengono gli esperti del centro, sono costrette ad abbandonare il posto di lavoro perché i colleghi maschi non la smettono di molestarle - dato riportato dal 63 per cento delle intervistate - o fisicamente o psicologicamente, e anche perché per poter competere devono ignorare la famiglia e adottare comportamenti maschili.
Questo è stato, a detta del Mercury News, sicuramente il caso di Ceo come Carly Fiorina, che guidò la HP e Carol Batz che aveva guidato la Autodesk per un decennio. Capace di trasformarla da piccola startup in un colosso dal valore di mercato da quasi nove miliardi di dollari. Per essere accettate e considerate competenti, erano costrette quasi a travestirsi da uomini - almeno dal punto di vista stilistico - a ignorare la loro femminilità e ad abbandonare la loro passione per la tecnologia trasformandosi in quelle che in America chiamano number crunchers, amministratrici che guardano solo al lato finanziario dell'azienda.
Non è questo però il caso delle giovani che partecipano ai Girl Geek Dinner, 600 al primo appuntamento del club, di Silicon Valley o alle dozzine che ogni mese si danno appuntamento agli incontri di Grils in Tech. Sono due dei maggiori appuntamenti delle donne che lavorano nel campo delle tecnologie di Silicon Valley (un Girl Geek Dinner da Giugno di quest'anno si tiene anche in Italia). Le associate dei due network, sebbene non disdegnino di essere definite nerd (secchione) e geek, hanno fatto della femminilità il motivo centrale del loro impegno in tecnologia. E tengono a dimostrare che il cervello e la bellezza non sono in contraddizione. Oltre a saper fare di conto e saper programmare un super computer, le nerd e le geek se ne intendono anche di moda, stile e gioia di vivere.
Come nel caso dell'attrice Danica McKellar. Eroina indiscussa delle nerdette, una serie di film e show televisivi di medio successo al suo attivo e laurea in matematica magna cum laude della UCLA, la McKllar è anche autrice di due bestseller sulla matematica e le donne, ha formulato un teorema matematico di grande rilevanza, il Chayes-McKellar-Winn Theorem (descrive il comportamento dei percolati in un campo ferromagnetico rotante) ed è apparsa quasi nature sulla copertina di vari periodici statunitensi.
Altre eroine del movimento sono inoltre anche Cyan Banister e Elen Spertus. Fondatrice di Zivity, un social network per modelle, e star del video virale Nrrrd Grrrl, la prima e docente di scienza dei computer al Mills College, analista della Google e satirobloggista, la seconda le due donne si sono anche aggiudicate il titolo di Sexiest Geek Alive rispettivamente nel 2000 e nel 2001.
Le Nerdette si modellano anche sull'esempio di Tina Fey, star di 3D Rock che è ossessionata da Star Wars, dalla tecnologia e che non disdegna di farsi vedere in pubblico con un paio di occhialoni alla nerd.
Ma le vere star delle donne in tecnologia di Silicon Valley sono persone come Gina Bianchini, Ceo di Ning, Tina Sharkey Ceo di BabyCenter, Caterina Fake, cofondatrice di Flickr, e Mena Trott, cofondatrice e presidente di Six Apart. Queste donne, oltre ad aver creato delle aziende di successo che stanno lasciando un segno profondo sullo sviluppo del Web 2.0, hanno indicato anche un modo di essere presenti nel mondo del lavoro che non sminuisce la loro femminilità ma anzi la valorizza. Non solo sono pronte a offrire suggerimenti su come farsi finanziare dai capitalisti di ventura e su quali sono i trend sociali da tenere d'occhio ma non disdegnano nemmeno di condividere le ultime novità sulla loro famiglia, i figli e la loro vita affettiva.
"Se uno la osserva in superficie la stuazione può sembrare disastrosa perché le maggiori compagnie sembrano essere tutte gestite da uomini", afferma Tara Hunt, autrice di The Wuffie Factor, blogger e consulente del social networking, "Ma quando la si gratta, rivela che il numero delle startup dirette dalle donne è in crescita esponenziale".
E anche quando ci si avvicina a vertici aziendali di ditte come Google, Oracle e Yahoo, si scopre (come accade per i grandi uomini) si scopre che dietro ogni grande compagnia c'è una grande dirigente. Un esempio? Marissa Meyer di Google che, da vicepresidente di Search Product and User Experience, è alla testa del dipartimento "idee" del colosso di Mountain View ed è responsabile della pagina web del motore di ricerca californiano. E' a lei che si deve la semplicità dello stile del portale di Google e l'assenza di fronzoli e orpelli inutili che potrebbero confondere l'utente. Per questa sua creazione la Mayer si è anche guadagnata un bel soprannome: Hig Priestess of Simplicity, ovvero la Grande Sacerdotessa della Semplicità.
(17 agosto 2008)
Using the X clipboard from the command line
Posted by JoshTriplett on Mon 26 Nov 2007 at 09:07
Ever want to copy the output of a command to the clipboard and paste it elsewhere? How about pasting into the input of a command? xclip lets you do exactly that.
xclip uses the X Window System libraries, but it doesn't pop up a graphical interface. Instead, it either copies its standard input to the X clipboard, or copies the X clipboard to its standard output.
xclip defaults to the more common behavior: copying standard input to the clipboard. Simply pipe output into xclip, and it will end up in the X primary clipboard, where you can paste it with a middle-click. For instance, you might want to paste the output of lspci -n into a web form to tell you what drivers you need; run lspci -n | xclip and then middle-click in the form.
To copy the X clipboard to standard output, run xclip -o. For instance, you might have just copied an interesting script from this site, and want to paste it into a file to run it; run xclip -o > handy-script, and you now have the script in a file, ready to tweak, chmod, and run.
As with other uses of copy and paste in X, you need to remember that X has two main clipboards (as well as others less commonly used):
PRIMARY
Normally copied to implicitly with mouse selection, and pasted with a middle mouse click.
CLIPBOARD
Normally used explicitly from applications, such as with C-c, C-x, and C-v.
xclip defaults to the X PRIMARY. If you want it to use the X CLIPBOARD instead, use xclip -selection c to copy standard input to it, or xclip -o -selection c to output it.
Finally, a useful snippet for your .bashrc, which uses xclip and various readline commands to make Ctrl-v paste the X clipboard on the bash command line:
# Make Control-v paste, if in X and if xclip available - Josh Triplett
if [ -n "$DISPLAY" ] && [ -x /usr/bin/xclip ] ; then
# Work around a bash bug: \C-@ does not work in a key binding
bind '"\C-x\C-m": set-mark'
# The '#' characters ensure that kill commands have text to work on; if
# not, this binding would malfunction at the start or end of a line.
bind 'Control-v: "#\C-b\C-k#\C-x\C-?\"$(xclip -o -selection c)\"\e\C-e\C-x\C-m\C-a\C-y\C-?\C-e\C-y\ey\C-x\C-x\C-d"'
fi
This article can be found online at the Debian Administration website at the following bookmarkable URL:
http://www.debian-administration.org/articles/565
This article is copyright 2007 JoshTriplett - please ask for permission to republish or translate.
Ever want to copy the output of a command to the clipboard and paste it elsewhere? How about pasting into the input of a command? xclip lets you do exactly that.
xclip uses the X Window System libraries, but it doesn't pop up a graphical interface. Instead, it either copies its standard input to the X clipboard, or copies the X clipboard to its standard output.
xclip defaults to the more common behavior: copying standard input to the clipboard. Simply pipe output into xclip, and it will end up in the X primary clipboard, where you can paste it with a middle-click. For instance, you might want to paste the output of lspci -n into a web form to tell you what drivers you need; run lspci -n | xclip and then middle-click in the form.
To copy the X clipboard to standard output, run xclip -o. For instance, you might have just copied an interesting script from this site, and want to paste it into a file to run it; run xclip -o > handy-script, and you now have the script in a file, ready to tweak, chmod, and run.
As with other uses of copy and paste in X, you need to remember that X has two main clipboards (as well as others less commonly used):
PRIMARY
Normally copied to implicitly with mouse selection, and pasted with a middle mouse click.
CLIPBOARD
Normally used explicitly from applications, such as with C-c, C-x, and C-v.
xclip defaults to the X PRIMARY. If you want it to use the X CLIPBOARD instead, use xclip -selection c to copy standard input to it, or xclip -o -selection c to output it.
Finally, a useful snippet for your .bashrc, which uses xclip and various readline commands to make Ctrl-v paste the X clipboard on the bash command line:
# Make Control-v paste, if in X and if xclip available - Josh Triplett
if [ -n "$DISPLAY" ] && [ -x /usr/bin/xclip ] ; then
# Work around a bash bug: \C-@ does not work in a key binding
bind '"\C-x\C-m": set-mark'
# The '#' characters ensure that kill commands have text to work on; if
# not, this binding would malfunction at the start or end of a line.
bind 'Control-v: "#\C-b\C-k#\C-x\C-?\"$(xclip -o -selection c)\"\e\C-e\C-x\C-m\C-a\C-y\C-?\C-e\C-y\ey\C-x\C-x\C-d"'
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